mercoledì 6 agosto 2008

La (non) utilità della Guerra

Fra i tanti miei dilemmi legati alla scrittura fantasy ve n'è uno che mi ronza in testa in questi giorni: un romanzo fantasy in cui non si descrivono scene di guerra (intendo scene di massa, non i semplici duelli) è da considerarsi in qualche modo "monco"?

La questione sorge dalla mia totale indifferenza al tema bellico. Credo sia proprio il fatto che in un romanzo fantasy le parti che descrivono scene belliche mi annoiano la causa della mia ignoranza in materia di dinamiche e strategie di guerra.

Ho pensato che per rimediare potrei sempre sorbirmi un bel manuale inerente, ma non so se questa sia poi veramente una via d'uscita: potrò imparare teoricamente tutte le tecniche d'attacco/difesa esistenti, ma nulla di tutto ciò mi infonderà la passione per l'argomento.

Dunque? Che fare? Rinunciare a priori di scrivere un romanzo fantasy a causa di uno di questi miei limiti?
Sinceramente non credo ne valga la pena. Volendomi consolare, ho pensato a ciò che ho letto di Erikson, cioè I giardini della luna e La dimora fantasma. Nel primo tomo non ci sono scene di guerra, se ricordo bene; al massimo scontri brevi che coinvolgono pochi elementi. Nel secondo libro, invece, l'apice della qualità è costituito proprio dalle vicende della cosiddetta Catena dei Cani di Coltaine e della lotta dei soldati dell'Imperatrice Laseen per contrastare la rivolta dell'Apocalisse. Ora, entrambi i libri sono meravigliosi (secondo il mio personale gusto); eppure uno tratta di guerra e l'altro no. Quindi si può scrivere un romanzo fantasy godibilissimo senza per forza infilarci assedi, arti mozzati e cozzare di scudi.

Beh, mettendola così direi che ho scoperto l'acqua calda! Infondo ci sono tantissime varianti del genere fantasy (a tal proposito dovrò erudirmi)... tante quanti sono i gusti dei lettori. Io potrò anche essere una schiappa quanto a materia bellica, ma mi ritengo almeno moderatamente capace nella descrizione di altre guerre: quelle psicologiche, che si consumano nel profondo antro oscuro degli animi dei personaggi.

34 {COMMENTI}:

Alessandro "Okamis" Canella ha detto...

La questione è solo apparentemente semplice. Dal mio modo di vedere, non è tanto il "cosa" si descrive in un libro ad essere importante, quanto il "come". Alla fine, ciò che è importante è che la struttura del romanzo risulti congeniale alla trama che si ha in mente. Anch'io mi sono più volte domandato se le scene di battaglia fossero davvero necessarie. Mi chiedevo: quante posso inserirne senza rischiare di ripetermi? e se l'azione finisce per prevalicare sulla caratterizzazione? Insomma, la paura insita in molti scrittori (tra cui il sottoscritto) quando si trovano a dover descrivere una scena di azione porta a temere di trasformare il proprio libro in un equivalente fantasy di Rambo o Terminator, dove l'importante è SPARA! SPARA! SPARA! e chi se ne fotte della coerenza della trama. E' un rischio, ma alla fine è anche il lato affascinante dello scrivere.

Bruno ha detto...

Coraggio! Il vecchio Silverberg ha descritto tutto un mondo fantastico (Majipoor, se non sbaglio a scrivere) senza battaglie e quasi senza nessun ammazzamento.
Pertanto, anche se personalmente bramo le scene di conflitto e battaglia, è evidente che si può scrivere dell'eccellente fantasy facendone a meno.

Nutza ha detto...

Ecco, mi sento sollevata!

Parao ha detto...

La mia intera (prima) trilogia non descrive battaglie, soltanto scontri all'arma bianca tra pochi elementi.
"La Rocca dei Silenzi" l'hai letto e anche lì non ci sono grandi battaglie. Ci sono battaglie, ma con così pochi "uomini" in campo che la strategia è semplice e la gestione altrettanto. Non necessitavo di un manuale sulla guerra tra eserciti, per intenderci.
Il romanzo che sto scrivendo, "Il giorno dopo", non soltanto non ha battaglie vere e proprie, ma non ha quasi la magia (addirittura!). Eppure è un fantasy a pieno titolo.

Steven Erikson, che amiamo entrambi, ha la sua forza non soltanto nella capacità di descrivere le battaglie (perché fa leva sul lato umano della faccenda e, quindi, risulta decisamente meno noioso*), ma nella capacità di interessare il lettore a cose che non hanno assolutamente a vedere con l'azione. Vogliamo parlare della ricerca di Ikarium, ad esempio? Quello è traslare l'archeologia e farla diventare "intrattenimento fantasy". Così si fa! Ecco perché è grande, decisamente di più di altri autori che io vedo bravi, ma che non fanno nulla di nuovo.

Per quanto riguarda l'annoiare il lettore con continui scontri, decisi due cose quando scrissi "La Rocca dei Silenzi": non fare come Salvatore nei suoi romanzi del "Demone" (ripetitivi fino allo sfinimento da questo punto di vista) e di variare il punto di vista a ogni scontro, per renderlo sempre diverso, dal momento che l'azione in sé era invece praticamente la stessa. E sono soddisfatto del risultato.

*Secondo me non è la battaglia in sé ad annoiare, ma il modo in cui viene trattata. Se si dà rilievo alla sola strategia, alle forze in campo e alle tattiche... uff, che barba! Chissenefrega! E, comunque, se m'interessasse questo sarei sciocco a leggere Fantasy, dovrei leggere libri di Storia.

Parao ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Nutza ha detto...

Ancora una volta ricondurre il fantasy all'elemento bellico o magico risulta riduttivo e ci rendiamo conto di quanto questo genere sia sfaccettato.

Erikson è magnifico quando dietro ogni paesaggio e/o personaggio ti fa vedere le tracce dei millenni passati. Non per nulla è un ex archeologo e antropologo!

E' vero anche che una battaglia può acquisire fascino se si trova la chiave giusta per narrarla.

P.S. Sono curiosissima di leggere "Il giorno dopo"! :-D

Parao ha detto...

Eheheh... Dovrai attendere un bel po'. Ma sto procedendo, passetto dopo passetto. E' un romanzo davvero molto complesso, ma più passa il tempo più lo amo, per le tematiche che affronta e per come le affronta.
E, ribadisco, non sento la mancanza né dei grandi scontri armati, né della magia (mancanza che, oltre tutto, ho notato a ideazione ultimata, mentre stavo scrivendo i primi capitoli: "Toh! Ma praticamente non c'è magia in questo romanzo..." Mi sono sorpreso da solo).
La verità è che una storia è degna di essere letta quando è fedele a se stessa. L'idea, la scintilla iniziale, porta a conseguenze sensate. E se, per restare fedele a se stessa (e coerente internamente), va scritta senza quasi "utilizzare" la magia, ebbene, così si deve fare.

E tu a che punto sei col tuo, Nutza?

Nutza ha detto...

Ehm, il mio dici? Allora, potrei vedere la cosa da due punti di vista...

- Considerando la narrazione (quindi la trama) sono a metà, visto che ho stilato la scaletta dei capitoli fino al 20° e prevedo che il romanzo ne contenga almeno il doppio (40-45 capitoli in tutto; 10-15 pagine A4 per capitolo... più di 400 pagine in tutto, un mattone! Ma queste sono tutte supposizioni, quando mi metterò a scrivere capirò quali sono realmente le "dimensioni" dello scritto);

- Considerando l'ambientazione, c'è ancora un po' da fare, visto che tutti gli appunti scritti vanno rivisti e corretti per farli combaciare tra loro in modo coerente. Tutt'ora ho mille indecisioni su mille aspetti: come spiegare l'evoluzione dalla lingua antica a quella parlata nell'oggi del mio mondo? La lingua antica deve essere una lingua totalmente aliena e perduta oppure simile al nostro latino, dunque accessibile solo ai dotti? Oppure: vale la pena di ideare anche TUTTO il passato storico del mio mondo, dalla Creazione da parte di una Dea (già scritto) fino all'oggi? E allora quanto conta il passato di un mondo? Quanti millenni deve avere un mondo per essere credibile? Siccome mi scoccia da morire la questione storica, ho ideato eventi storici per soli tre millenni, ma allora il mio mondo è forse troppo giovane? Non avrà profondità storica? E tante altre questioni che non sto qui ad elencare sennò ci addormentiamo tutti.

Senza contare poi il fatto che ho idee per il prosieguo, per almeno altri tre romanzi (quindi il progetto attuale è di una tetralogia), ma finchè non riesco a scrivere almeno un romanzo decente non posso sapere se sono all'altezza dell'ambizione.
Poi ci sono tante altre implicazioni dovute a mie lacune su: cosa si mangiava nel medioevo? Di che materiali erano fatti gli edifici? Sto pensando seriamente di leggere qualcosa del tipo "Vita quotidiana nel Medioevo" (sì, sono proprio disperata!), ma poi mi chiedo: è davvero neccessario tutto questo farsi paranoie mentali? Forse mi sto applicando troppo?

Insomma, è tutto un bel casino... quando leggo qualche bel fantasy mi viene la voglia di andare ancora avanti e con passione; però ci sono momenti in cui veramente mollerei tutto (evviva, l'ottimismo è il profumo della vita...!).

Dopo le mie lagne... tu a che punto sei col Giorno dopo Andrea?

Carraronan ha detto...

===CITAZIONE==============
Poi ci sono tante altre implicazioni dovute a mie lacune su: cosa si mangiava nel medioevo? Di che materiali erano fatti gli edifici? Sto pensando seriamente di leggere qualcosa del tipo "Vita quotidiana nel Medioevo" (sì, sono proprio disperata!), ma poi mi chiedo: è davvero neccessario tutto questo farsi paranoie mentali? Forse mi sto applicando troppo?
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Leggersi perlomeno un libro o due sul medioevo è NECESSARIO se si vuole creare un medioevo fantasy che non sia un teatrino di cartapesta o il "solito mondo fantasy standard" che si trova anche negli Action-RPG per il computer (Diablo!).
Non si tratta di "paranoie": informarsi è il minimo se si vuole scrivere.

Bisogna informarsi su edilizia, medicina, armi, strutture statali, strade, teorie economiche... di tutto, per costruire l'amalgama della propria ambientazione a cui aggiungere quel "di più" di originalità e immaginazione che la renderà Fantasy e speciale.
Non ti pare?

Piuttosto pensa, dato che ti risulta tanto ostico immaginare di leggere un libro sulla vita nel medioevo, se non sarebbe meglio ispirarsi a un altro periodo storico. ^___^

A me il medioevo ad esempio non piace molto (il medioevo vero, non quello alla cavolo di certi libri fantasy o dei videogiochi) e suggerisco sempre, se si vogliono avere stati moderni e tante belle cose che facilitano la geopolitica dell'ambientazione, di ispirarsi al rinascimento europeo nelle sue varie fasi... insomma, si può fare ottimo fantasy partendo dallo studio del '500 o perfino del '600: avrai armature, cannoni, stati moderni che ambiscono ad accentrare il potere a scapito delle autonomie locali, archibugi, il trionfo dal sapore "democratico" delle fanterie, obsoleti reggimenti di mercenari pronti a cedere il passo ai primi eserciti moderni dei nuovi stati arricchiti con il commercio e con un sistema di riscossione delle tasse efficiente ecc....

A me piace moltissimo, per dire, dal periodo napoleonico fino agli anni '70 dell'Ottocento. Sarà che amo il mondo della rivoluzione industriale e di Dickens?

Se non sei disposta a informarti leggendo qualche libro su nessun periodo storico e su NESSUN aspetto della vita (alchimia, medicina, percezione dello Stato nei cittadini ecc...) dell'epoca "a cui ti ispiri" nel romanzo, allora domandati DI NUOVO se vuoi davvero scrivere un romanzo fantasy e se ha senso DAVVERO scrivere qualcosa senza informarsi di niente.

Comunque, se proprio vuoi il medioevo, mi permetto di segnalarti qualche libro:
Bibliografia Minima Consigliata sul Medioevo

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Oppure: vale la pena di ideare anche TUTTO il passato storico del mio mondo, dalla Creazione da parte di una Dea (già scritto) fino all'oggi? E allora quanto conta il passato di un mondo?
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Il passato al massimo serve a te per ideare il futuro dell'ambientazione e scegliere in che periodo ambientare la vicenda.
Se l'ambientazione è già pronta e ti piace, inventarsi un passato che la giustifichi può essere utile, ma andare troppo nel dettaglio NON è necessario per lo scopo di scrivere un romanzo.
Evita pure di dettagliare millenni di storia, quindi.

Se sei appassionata di Worldbuilding (e quindi di Storia, perché difficilmente si può essere appassionati del primo senza esserlo del secondo) è una cosa che farai per il piacere di farla, non per il romanzo in sé.
E' bello, è divertente: è un gioco di applicazione delle nozioni sociali, tecnologiche, economiche e armiere apprese.
Richiede molto studio, decine e decine di libri (di cui alcuni rari o molto costosi o in inglese), migliaia di ore spese tra ricerche -anche in internet- e raccolta del materiale, e mesi o più probabilmente anni di lavoro complessivo tra studio e ideazione prima di arrivare all'ambientazione definitiva che volevi.

Se non lo trovi divertente lascia stare e limitati ai dettagli MINIMI perché il worldbuilding ESTREMO si fa per il gusto di farlo, non per uno scopo pratico. ^__^

Non servono 7 anni di lavoro dietro a un'ambientazione se la storia e l'abilità di narrare è così travolgente che anche un'ambientazione "all'osso" (ma ben definita nei limiti di ciò che è utile al romanzo: ad esempio una città fantasy in stile Londra vittoriana che sembri davvero la Londra di Dickens, però Fantasy!) può essere più che sufficiente a sostenere il tutto.

====CITAZIONE=======
un romanzo fantasy in cui non si descrivono scene di guerra (intendo scene di massa, non i semplici duelli) è da considerarsi in qualche modo "monco"?
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No, non è monco.
Le scene di guerra non servono ed è meglio evitarle del tutto se non si conosce l'argomento e non si sa rendere al meglio il puro caos, la follia demente dei piani che vanno a scatafascio, il fango ovunque e l'assenza di conoscenza degli eventi generali che attanaglia sia ufficiali che soldati rendendo impossibile capire se la battaglia sta venendo vinta o persa.
Von Clausewitz scrisse che prima della rotta le perdite dei due schieramenti sono spesso equivalenti: è quando il morale crolla e uno dei due decide di aver "perso", fuggendo via in modo disordinato, che si fanno gran parte delle vittime.

In guerra non si capisce niente e al massimo sanno qualcosa degli eventi il condottiero con il cannocchiale (in un posto elevato, una collina ad esempio) e i suoi marescialli armati di tavoli e penne per scrivere gli ordini da mandare con le staffette che, puoi starne certa, moriranno come mosche prima di consegnarli rendendo le "manovre" ideate un gran casino di robe fatte a metà. ^___^

Quanto ai duelli: sono ancora più difficili da scrivere delle battaglie (o quantomeno sono altrettanto difficili)!
Studiati Marozzo, Agrippa, Silver, Capoferro, Clements e tanti altri (sul mio anobii c'è una piccola lista sotto l'etichetta "combattimento"), ma rendere un combattimento non è solo citare i nomi delle guardie (non molti) e quelli dei colpi (pochi): tutta la conoscenza tecnica sul combattimento acquisita va poi asservita al descrivere dettagliatamente le scene al lettore SENZA usare tecnicismi.
Il lettore deve vedere fendenti, affondi, parate ecc... descritti in tutto il loro pathos: non deve vedere asettici "nomi tecnici".

E poi il combattimento non si riduce solo ai colpi con le armi e a un po' di sequenze codificate magari viste sul manuale per allievi di qualche scuola di scherma storica americana! Leve articolari, frantumazione delle dita, morsi in faccia per strapparsi naso e orecchie sentendo la cartillagine che si spezza e il sangue che ti invade la bocca, l'uso dell'elsa del pugnale per spaccare i denti e le gengive del rivale atterrato, prendergli la faccia e percuoterla contro uno spigolo fino a ridurla in una poltiglia con gli occhi esplosi che colano lungo le guance ecc...
questi sono i dettagli che dovrebbero trovarsi in un combattimento sporco e cattivo (ma magari non in un duello igienicamente codificato tra gentiluomini).

I romanzi di Andy McNab hanno esempi simpatici di combattimenti fatti di pugni-morsi-e-pistole. D'altronde lui era un soldato del SAS.

^__^

Buon lavoro e buon divertimento.

Nutza ha detto...

CITAZIONE:
"Leggersi perlomeno un libro o due sul medioevo è NECESSARIO se si vuole creare un medioevo fantasy che non sia un teatrino di cartapesta o il "solito mondo fantasy standard" che si trova anche negli Action-RPG per il computer (Diablo!).
Non si tratta di "paranoie": informarsi è il minimo se si vuole scrivere."


Sono d'accordo, per questo non ho apprezzato minimamente libri come quelli della Troisi, dove l'ambientazione è andata a farsi benedire.
Proprio perchè sto incontrando delle difficoltà sto pensando di fare una ricerca bibliografica (in questo la tua lista mi sarà di grande aiuto, grazie): non vorrei sciupare le mie idee solo per non fare lo sforzo dell'informarmi (che poi, appunto, è tra i doveri di uno scrittore degno d'esser tale).

Quanto alle scene di guerra, ho deciso che se nonostante la lettura di qualche testo inerente continuerò a non esser incline all'argomento, lascerò perdere ed eviterò di tirare in ballo la guerra nei miei scritti. Ritengo che prima di tutto uno scrittore debba essere onesto con se stesso, e di conseguenza coi lettori.

Sull'importanza o meno del'ideazione dell'intero passato di un mondo, anche qui credo che desisterò dall'approfondire e mi limiterò a quei cenni essenziali per contestualizzare le mie storie: come hai detto tu, per affrontare in maniera dettagliata la creazione di un mondo bisogna essere appassionati di Storia, e siccome io non lo sono poi tanto, agirò di conseguenza, cioè conscia dei miei limiti.

Interessante il tuo sito, lo aggiungerò ai miei link!

Carraronan ha detto...

Ciao. Sono contento di esserti stato di qualche aiuto.

Senti, se hai bisogno di informazioni (sia direttamente che su dove trovarle) sul combattimento con spada/striscia, sulle armi, armature, tecnologie o semplicemente confrontarti per provare a cavare "nuove idee" per l'ambientazione attraverso un lavoro di ricerca-e-assemblaggio e di brainstorming su quello che già sai dell'ambientazione, io posso provare ad aiutarti.

Per me non c'è problema: se ti va possiamo provare a mettere insieme idee "spicciole" che poi potrai far maturare e modificare in senso fantasy per dare un certo "sapore storico preciso" all'ambientazione. ^__^

Se ti va mandami una mail su carraronan@gmail.com e iniziamo a parlarne.
La cosa migliore, già provata con alcune persone (un tizio che stava costruendo un'ambientazione di sapore SteamFantasy per uso GDR, vari altri tizi di cui ora ricordo poco i dettagli e un'amica aspirante scrittrice), è quella di usare msn messenger per velocizzare lo scambio idee. Se vuoi ti posso passare il mio contatto via mail.
Ok?

Ciao.

Nutza ha detto...

La tua offerta d'aiuto (gratuito) mi stupisce e per questo ti ringrazio ancora.
Non utilizzo messenger o altri servizi di messaggeria istantanea da tempo, quindi niente contatti. Però esistono i nostri blog, dove poter scambiare idee e pareri. Io, dal canto mio, man mano pubblicherò in questo mio modesto spazio i miei vari dubbi su scrittura/ambientazione, così potrà esserci modo di parlarne. Ci sono aspetti che ai più possono sembrare solo piccoli dettagli insignificanti, ma che per chi come me vuole cimentarsi "seriamente" nel fantasy diventano grandi dilemmi (vedasi la sfilata di domande che ho già elencato): in questi casi un parere affidabile è una grande (e rara) cosa. Dunque tengo in conto la tua disponibilità, grazie ancora.

Carraronan ha detto...

Aiutarsi l'un l'altro mi pare il minimo tra appassionati di fantasy. In fondo niente è un "segreto di stato irrivelabile", quindi non c'è motivo di non offrirsi per aiutare qualcuno se si pensa di avere qualcosa che può tornare utile. ^__^

Una sorta di Knowledge Sharing tra appassionati di fantasy (che scrivano o meno poco importa) che secondo me può aiutare molto a far crescere in generale il livello della produzione amatoriale italiana.
D'altronde se tutti quelli che sanno qualcosa di utile si consigliano su tutto quello che sanno (dalla moda del Settecento alla MWI), non ci sono scuse per dire "non lo sapevo" quando si mette una castroneria troppo grande in un romanzo. :-)

Tiro un sospiro di sollievo per il non utilizzo di msn messenger: avevo lanciato la proposta perché, per il puro brain storming iniziale, è particolarmente efficace, ma dato che è molto più stressante e fa perdere molto più tempo delle semplici mail/commenti, non è che mi entusiasmasse al massimo l'idea di imbarcarmi di nuovo in questo genere di lavoro. ^_^'


Non c'è da stupirsi della mia improvvisa disponibilità: avevo letto il tuo commento in FM in cui parlavi di "ambientazione/coerenza/realismo/leggere molto" e ho pensato "forse in questo caso non è tempo buttato provare a dare una mano".
;-)

Nutza ha detto...

Beh allora ti ringrazio per la "fiducia" concessami; in fondo per giungere a quelle affermazioni sull'ambientazione/coerenza/ecc. che tu hai citato non serve poi molto... basterebbe che chi legge un romanzo (in questo caso fantasy) si sforzasse di guardare appena oltre la soglia dei caratteri stampati.

Comunque, ho già ricercato i testi sul medioevo da te citati e ho inserito nella mia lista dei desideri alcuni, e cioè: Le città del Medioevo, La vita quotidiana nel Medioevo e Rapine, assedi, battaglie che credo di preferire a quello forse più impegnativo e approfondito di Contamine. Quando li avrò e li inizierò a leggere pubblicherò i resoconti di ciò che ho capito dei vari aspetti analizzati in questi testi, così ci sarà modo di alimentare interessanti discussioni in merito.

Carraronan ha detto...

===CITAZIONE===
"basterebbe che chi legge un romanzo (in questo caso fantasy) si sforzasse di guardare appena oltre la soglia dei caratteri stampati."
===============

Cosa che, a giudicare dal successo delle Cronache del Mondo Emerso (e di tanti altri libri meno "clamorosi"), raramente accade. ^_^

Ti consiglio caldamente il Contamine per iniziare l'argomento "guerra", ne vale davvero la pena: ricordo vagamente che parlava anche del tentativo francese di diffondere l'arco lungo fallito a causa dei problemi sociali che un alto numero di piccoli proprietari terrieri ben addestrati nel suo uso causava (ribellioni più efficienti: non proprio quello che ognuno sogna nel proprio territorio!).
Molto interessanti le questioni contrattuali che rendevano difficilissimo smuovere le truppe reclutate troppo distante dal loro territorio con il risultato che le grandi offensive in profondità erano inimmaginabili (e i conflitti "in giro per il regno" inconcludenti e continui).
Insomma: si capisce molto bene perché avessero un bisogno disperato di mercenari per sopravvivere!

Un tale schifo di mondo che fa venir voglia di guardare con molta simpatie a personaggi come Enrico VIII o Carlo V che fecero tutto quel che potevano per accentrare il proprio potere e rendere minimamente "efficiente" la nascente macchina statale (anche se, prima di vedere "veri risultati di pregio" nella burocrazia statale, bisognerà aspettare i sovrani illuminati del '700).

Buon divertimento!
^_^

Parao ha detto...

Molto interessanti i commenti di Carraronan. Ho preso nota anch'io di un paio di cose che non conoscevo (grazie, Carraronan).

La mia linea nell'intervento che è andato perso nell'etere, però, era sensibilmente diversa dalla sua: do molto importanza alla preparazione coerente, perché uno scrittore non può contemplare un argomento di cui vuole scrivere nell'ignoranza, sperando che la scienza gli venga infusa dall'alto. Tuttavia dipende molto da ciò che si vuole scrivere. In quest'ottica, non sono affatto d'accordo che per scrivere un romanzo fantasy si debbano studiare decine di libri. Lo si deve fare se si vuole ricreare un mondo riconucibile a un preciso periodo storico e il Medioevo è molto spesso soltanto vagamente collegato a certe ambientazioni. La parentela tra Medioevo e Ambientazione Fantasy viene giudicata troppo stretta da moltissimi lettori e senza reali giustificazioni. Non esiste una regola che possa dire cosa appartiene alla cultura di un mondo fantastico e cosa no. L'importante è, ribadisco (ahem! Rispetto a quanto avevo scritto e non avete potuto leggere), restare nell'ambito del possibile.

Avevo scritto un esempio che mi piace ripetere, per spiegare il mio pensiero.
Puoi non sapere esattamente quali fossero le tecniche di costruzione medievali, ma nessuno ti vieterà mai d'introdurre il mattone forato in un mondo fantasy. Se tuttavia ti piace l'idea che costruiscano torri in calcestruzzo armato o vetri anti-proiettile, be'... sei fuori strada!
Ciò che intendo dire è che sicuramente la preparazione storica aiuta molto, anche se il Moedioevo non è il tuo riferimento: la cultura aiuta a capire quali sono i confini del possibile, per intenderci. Ma non è necessario laurearsi in Storia Medievale per scrivere Fantasy di ottimo livello.

Sono invece assolutamente d'accordo con Carraronan (nonché divertito dalle sue descrizioni, davvero gustose) circa la guerra: lì mezzi termini non esistono. E' un argomento specifico e bisogna conoscerne bene le dinamiche per sfruttarlo nelle proprie storie (infatti io non mi ci sono ancora nemmeno avvicinato, anche se in futuro è previsto che lo faccia).
Nel contempo, però, anche la guerra sottolinea il mio discorso precedente. Mi spiego. Se, ad esempio, è vero che è fondamentale sapere che quanto avveniva sui campi di battaglia era chiaro a pochissimi - e anch'essi non leggevano in diretta gli eventi al 100%, neppure se da un'altura, da cui sfuggivano dettagli a volte più che rilevanti (i grandi Condottieri o Generali lo erano per qualcosa: avevano fiuto, capivano quando gli altri non capivano), allo stesso tempo non è necessario conoscere con precisione tutti gli usi e costumi dei soldati del nostro Medioevo per descrivere il tuo esercito e la tua guerra. Cioè, conoscere i fondamentali è una cosa, i particolari un'altra.
E, mi ripeto, tutto questo sempre sapendo che più si sa, meglio è.

La mia Lingua Antica?
Che tristezza... un progetto fermo a metà, per cronica carenza di tempo (che l'intera saga di cui fa parte, del resto).
La mia Lingua Antica è legata al linguaggio comunemente parlato dai personaggi. Ma è antica e quindi soltanto a volte, e nemmeno tanto riconoscibili, vi si scorgono echi che portano direttamente all'etimologia dei vocaboli usati. In quell'ambientazione, cioè, la Lingua Antica non è scomparsa, ma morta come il Latino. Tant'è che alcuni vocaboli vengono "tuttora" utilizzati letteralmente (come accade a noi con "qui pro quo" o con "ergo", sebbene il loro uso dipenda dal grado di istruzione dei singoli individui).
Se vuoi sapere qualcosa di più preciso, non devi far altro che scrivermi (anche qui va benissimo).

E apprezzo molto l'apertura di Carraronan, sulla cui "linea d'intervento" concordo (non a caso ti scrissi che già il modo in cui ti esprimi qui, all'interno del tuo blog, dimostra che qualcosa di buono puoi fare).

Ah, dimenticavo: nell'intervento perduto, contrariamente a quanto dice Carraronan, davo invece un'importanza fondamentale alla Storia della tua ambientazione. E' una delle caratteristiche che fanno grande "Il Signore degli Anelli", infatti.
Il concetto, per non dilungarmi come feci giovedì mattina, è che però non importa quale arco temporale idei e con che dettaglio, ma il modo in cui lo sfrutterai nel testo del romanzo. 3000 anni possono essere pochi e un solo secolo perfino troppo: dipende. :)
Una cosa è certa: trascurare la Storia della propria ambientazione a lettori come me - non so se sono unico, ma non ne ho la presunzione - fa sentire che manca qualcosa. Lo spessore delle descrizioni, dei luoghi visitati, la potenza del "sense of wonder" dipendono molto anche da quanto chiara hai tu la Storia della tua ambientazione.
In ritardo, dopo che hai deciso di non fartene nulla della tua Storia, ma ti ho risposto. :)
Il mio "Il giorno dopo" senza la sua Storia diventerebbe spesso insipido (forse sto esagerando, ma interi brani hanno un loro fascino per via della Storia, e non sono soltanto narrazione, ma molto spesso anche dialoghi diretti...).

Non ho tempo di rileggere: scusate gli eventuali errori e le parti che non sono molto chiare.

Nutza ha detto...

Andrea, il tuo intervento ha aperto nuovi sentieri sull'argomento, oltre a quelli su cui Carraronan mi ha già illuminata.
In effetti la questione dell'ambientazione medievale è più complessa di quanto sembri. Riflettendo, ho pensato che infondo il Medioevo è una scelta come un'altra: perchè molti fantasy si ambientano nel Medioevo? Perchè la fantascienza ha come teatro d'azione il futuro? Credo sia perchè i periodi storici non servono solo da cornici alle storie, ma offrono degli elementi caratterizzanti che avranno ripercussioni, di riflesso, sulle vicende che vi si contestualizzano. Dietro una balestra e una spada laser alla Star Wars ci sono due mondi diversi, se vogliamo persino filosofie diverse; allora bisogna chiedersi: perchè ho scelto il Medioevo e non, ad esempio, il Barocco? O meglio: cosa può darmi il Medioevo di apprezzabile e utile alla storia che voglio raccontare? Io stessa fatico a dare una risposta esaustiva così su due piedi. Penso perfino che c'entri anche l'adagiarsi sulla scia degli altri che, prima di noi, hanno dato al fantasy un'ambientazione medievale. Mi viene in mente il film La Bussola d'oro, che ho visto di recente e di cui non ho letto però il romanzo omonimo: ebbene, se non erro La Bussola d'oro non è ambientato nel Medioevo; ci sono mongolfiere e le architetture hanno uno stile diverso ecc... Eppure mi è piaciuto (dovrei vedere però se la trasposizione cinematografica è fedele al romanzo). Allora - ancora - perchè voglio proprio il Medioevo? Senz'altro la documentazione che farò leggendo alcuni dei testi consigliatimi da Carraronan potrà dipanare le mie incertezze. Magari scoprirò che il Medioevo non mi piace poi tanto e tenterò nuove strade... o magari semplicemente come dici tu, Andrea, coglierò del periodo storico solo quegli aspetti che mi facciano capire fino a che punto arriva il possibile.

Veniamo alla tua Lingua Antica. Come ho detto questo è uno degli aspetti della mia ambientazione su cui continuo a crucciarmi. Alla fine la soluzione più plausibile mi è apparsa quella di vedere la lingua antica del mio mondo come il latino (quindi allo stesso modo di come tu vedi la tua): in questo modo non posso abusarne ma posso comunque chiamarla in causa quando voglio. Ma ancora sorgono dilemmi su dilemmi: ok, ho stabilito che nel mio mondo esisteva una lingua comune, una sorta di koinè parlata da tutti. Ma i secoli passano e il tempo erode tutto e nel frattempo che ne è stato della mia lingua? Se il mio mondo fosse reale potrei interrogare qualche studioso e farmi erudire. Ma si dà il caso che l'unica persona che può avere la risposta sono io: dunque? Dovrò andarmi a leggere qualche testo di linguistica? Oddio, la questione sembrava complessa, ma adesso sta diventando veramente abnorme... Domande: quali fattori incidono sull'evoluzione di una lingua? Confini geografici, istituzioni, società, politica, necessità pratiche...
Credo che se mi metto ad affrontare ogni aspetto dell'ambientazione con questo spirito non riuscirò mai a venirne a capo! Dovrò fare dietrofront e adottare una linea più moderata, come credo sia la tua, Andrea.
Ciò non toglie che se voglio essere un minimo coerente - siccome sono ignorante in molte cose - devo per forza divorare qualche buon libro prima di mettermi a scrivere alcunchè.
L'impresa appare titanica, ma per ora cerco di non scoraggiarmi.

P.S. Quanto all'importanza di ideare una Storia del proprio mondo fantasy... La mia prima intenzione, dopo i consigli di Carraronan, è stata quella di rinunciare all'approfondimento. Ma questa scelta è dettata dal fatto che per ideare quei soli tre millenni ho avuto enormi difficoltà. I libri di Storia insegnano che le vicende di ogni nazione non sono un percorso lineare. Qualcuno sale al trono, detiene il potere per un periodo che può essere lungo o brevissimo; poi possono accadere tante cose: il re muore e viene sostituito dal principe suo figlio, oppure da un fratello malvagio... il re viene ucciso da qualcuno e allora trascorre un periodo di anarchia o di tirannia... Insomma, non è quando muore un re se ne faccia sempre e subito un altro. Ecco, per ideare quei tre millenni ho dovuto pensare a tutto questo, e non è neanche detto che il risultato sia buono.

Bruno ha detto...

Non credo che si debba per forza diventare specialisti di linguistica o di storia per scrivere una trama interessante. Bisogna però avere una certa cultura generale che permetta di valutare nell'insieme come tanti fattori (compresa la guerra, non dimentichiamola) si intersechino per costruire l'illusione di una società viva, respirante e credibile. Perciò è necessario partire dal mondo reale: per capirne le dinamiche. Se poi il tuo mondo fantastico debba o no assomigliare al medioevo, è affar tuo, no? Del resto nemmeno tutto il fantasy più famoso ricalca fedelmente il medioevo.

La cultura generale vale molto più che leggersi tanti mattoni specifici su specifici argomenti (ma non è facile acquisirla: bisogna aver capito e assimilato da tanti campi diversi): e la storia di una società o civiltà è, come dice Andrea, fondamentale. Non per i dettagli minuziosi ma per il senso generale, il significato compiuto che può dare a una ambientazione.
Tu hai fatto l'esempio di una successione di re che succedono ad altri re, senza un vero significato. Pensa a cosa può significare l'identità di un continente come l'Europa, unito da un'antica idea imperiale e da una religione che poi si è spezzata nell'odio (che però nel suo sfibrarsi ha favorito il libero pensiero e il laicismo), un continente unito dall'aver avuto certi nemici storici comuni (crociate ecc...), unito perfino dalla tragedia fratricida delle guerre mondiali. Pensa a cosa può significare il rimpianto e il rancore per i popoli schiacciati e annullati dal colonialismo fino al punto di faticare a conoscere la propria identità. Hanno atteso decenni o secoli prima di poter decidere di nuovo del proprio destino (quelli che ci sono riusciti). Pensa al caos delle invasioni e dei secoli bui di barbarie, e alle nuove identità che piano piano ne sono emerse... Alle scoperte sulla navigazione che hanno reso alcuni popoli europei padroni del mondo per un certo periodo. Insomma, pensa alla Storia come a un complesso flusso di grandi eventi, ognuno con cause e conseguenze. La storia arriva a influenzare anche le piccole cose di secoli dopo, anche se non ce ne rendiamo conto: quindi se cerchi di dare vita a un mondo immaginario, non la dovresti trascurare. Spero di averti dato qualche ispirazione: se non ti ho tediato a morte altre riflessioni sul fantastico le trovi nel mio blog (http://www.mondifantastici.blogspot.com). Buon lavoro.

Gamberetta ha detto...

La ragione per la quale il medioevo è così di moda nel fantasy è dovuto al fatto che moltissimi si avvicinano al genere passando da Tolkien o da D&D e lì rimangono impantanati.

Per altro, confesso di trovare un po’ strano questo discorso sul medioevo. Mi spiego: prima c’è la storia che vuoi raccontare, poi l’ambientazione. Prima c’è l’idea poi lo sviluppo.
Se la tua storia parla di un gruppo di persone che cerca una reliquia magica, non cambia molto che a cercare il Graal siano cavalieri medioevali o Indiana Jones durante la Seconda Guerra Mondiale. La vicenda è sempre la stessa. Perciò medioevo o WWII? Quello che preferisci, il periodo che conosci meglio, che ti offre maggiori possibilità di sviluppare la storia come ti aggrada, ma comunque è solo lo sfondo della vicenda.
Non è così diverso se l’investigatore è un monaco o un grassone amante delle orchidee, il cuore della vicenda rimane scoprire l’assassino.
I demoni o gli alieni possono invadere la Terra o il Regno degli Elfi, nel passato come nel futuro, nel medioevo o durante la rivoluzione industriale, rimane il fatto che il fulcro della storia è la guerra.
Un’ambientazione originale e ben documentata (indispensabile) aumenta il piacere, ma se sul serio l’assassino è il maggiordomo il romanzo farà pena dovunque sia ambientato.

Ci sono storie dove l’ambientazione è in primo piano. Per esempio se vuoi scrivere I Viaggi di Gulliver l’ambientazione è fondamentale perché la tua storia è appunto una “scusa” per illustrare al lettore l’ambientazione. Anche in questo caso però il medioevo poco c’entra: se devi scrivere una storia di questo genere al massimo il medioevo dev’essere un lontano punto di partenza, perché non basta più imitare più o meno bene, devi dar fondo alla fantasia e creare un mondo che rimanga impresso per la sua originalità.

Di solito fantasy e fantascienza partano da idee: “Cosa succederebbe se ci fossero i draghi?”, “Se si potesse superare la velocità della luce?”, “Se la magia funzionasse?”, “Se si potesse viaggiare nel tempo?”, poi il tuo viaggiatore lo puoi spedire nel lontano futuro o alla corte di Re Artù, ma è il passo successivo, quando già hai idea.
Inoltre spesso si confonde ambientazione con “mondo gigantesco con otto continenti, ventisei razze e migliaia di anni di storia”, però un sacco di idee (oserei dire la maggior parte) possono funzionare benissimo in un’ambientazione ben più circoscritta (una singola stanza di una casa stregata). Ciò non vuol dire essere sciatti, ci si deve comunque impegnare perché quella singola stanza funzioni a dovere, ma non importerà a nessuno se nel bosco dall’altra parte del mondo abitano gli Elfi.

Carraronan ha detto...

=======CITAZIONE PARAO======
Sono invece assolutamente d'accordo con Carraronan (nonché divertito dalle sue descrizioni, davvero gustose) circa la guerra: lì mezzi termini non esistono.
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Grazie. ^_^


=====CITAZIONE PARAO========
E, mi ripeto, tutto questo sempre sapendo che più si sa, meglio è.
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Concordo: informarsi sempre, perlomeno un po' (a livello di wikipedia inglese più qualche ricerca extra), su ogni cosa è bene... poi più uno si informa oltre il livello minimo e meglio è. Nella condizione migliore possibile lo scrittore si informa al meglio su ogni cosa, ma questo è difficile da ottenere: uno scrittore che perda 40 anni per diventare il più grande Tuttologo del Seicento vivente solo per scrivere un racconto di 10 pagine, probabilmente ha fatto molto più del necessario!
Diciamo che, per quanto mi riguarda, lo scrittore deve informarsi sui caratteri generali dell'epoca a cui si ispira (quella da cui parte per creare un mondo alternativo fantasy), poi informarsi nello specifico sugli argomenti che tratterà (schiavitù, ad esempio, o armi da fuoco antiche o propaganda politica... o magari simbologia e rituali della massoneria di rito scozzese antico e accettato, che io trovo affascinante) e infine farsi un'infarinatura di base su ogni altro argomento che si tocca anche solo di striscio (abbigliamento -calzettoni e pantaloni al ginocchio?-, giochi alla moda -il ventuno? i dadi?-, strumenti musicali -clavicembalo o pianoforte?-, bevande -caffé? cioccolata? spiriti?-, igiene pubblica, pugilato ecc...).

L'infarinatura di base è fondamentale perché può portare a scoprire dettagli sconosciuti sulla vita nel passato che faranno nascere nella mente del lettore nuove idee affascinanti e bizzarre (e faranno venir voglia di studiarli più a fondo!).
Dettagli che potrebbero cambiare radicalmente la storia e l'ambientazione che uno sta immaginando, permettendo di inventarne una ancora migliore!

Magari la storia che si sta inventando all'inizio ha per protagonista un tenente d'artiglieria posseduto da uno spirito maligno, ma poi a furia di leggere nuove cose si finisce per avere per protagonisti un gentiluomo massone che fiuta tabacco e un caporale dei granatieri disertore con la passione dei combattimenti tra cani. ^_^

=====CITAZIONE NUTZA=====
Credo sia perchè i periodi storici non servono solo da cornici alle storie, ma offrono degli elementi caratterizzanti che avranno ripercussioni, di riflesso, sulle vicende che vi si contestualizzano.
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Esatto, ogni periodo storico trascina con sé un "equilibrio" da spezzare con cura e con molto studio preliminare, per non ritrovarsi poi a riassemblarlo in modo poco credibile... un mondo dove i fucilieri tirano fuori la spada o la mazza invece di inastare la baionetta ha profonde ripercussioni sul ruolo della cavalleria -senza baionette come fai i quadrati?-, sulla possibilità di fare scariche a bruciapelo efficaci, su dove cavolo si mette il fucile se devi caricare il nemico all'arma bianca all'improvviso, sulla possibilità che le armature persistano come risposta alla mania del "corpo a corpo" ecc...

E' solo un esempio banale questo, e pure facile come conseguenze, ma altre modifiche possono portare risultati ben più "indesiderabili".
Ad esempio la ferrovia e i treni inseriti nel contesto settecentesco: moltiplicare la capacità di muovere le truppe cambia radicalmente i tempi e le modalità della guerra, anche sei conservi fanteria di linea, moschetti, parrucche infarinate (LOL) e baionette ad anello!
Guerra lampo, attacchi a sorpresa, logistica migliorata! Non sarebbe certo la guerra incentrata attorno ai magazzini dei rifornimenti del vero Settecento!

"Costruiamo ferrovie, non fortezze!" dicevano i prussiani dopo i risultati straordinari del traporto ferroviario nella guerra del 1870-71.
^___^

Diciamo che più a fondo conosci la storia dei popoli terrestri (sia del periodo d'interesse che di quelli attorno) e più potrai sbizzarrirti nel creare la tua storia alternativa con solide basi che la rendano credibile.
E, come detto in un commento precedente, è una cosa davvero DIVERTENTE da fare se uno ci prende gusto. Più divertente e soddisfacente dello stesso scrivere.
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=====CITAZIONE NUTZA=====
Penso perfino che c'entri anche l'adagiarsi sulla scia degli altri che, prima di noi, hanno dato al fantasy un'ambientazione medievale.
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Può essere, anzi, direi che spesso è così, anche per colpa dei videogiochi fantasy e dei gdr. E non esplodo di gioia nel dirlo (ho già parlato dei rischi collegati a gdr e scrittura nel mio blog). Sigh.

====CITAZIONE NUTZA=====
Magari scoprirò che il Medioevo non mi piace poi tanto e tenterò nuove strade
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In un altro post hai scritto che ti piacciono i personaggi disadattati, gentaglia ecc...
...e dove si trovano al meglio se non nei sobborghi urbani?
E come si producono città-cassonetto gonfie di proletariato-spazzatura se non con una fuga dalle campagne verso le città? (chessò: per via di riforme agricole -il problema della chiusura dei pascoli e della nascita del bracciante/operaio della terra- o magari perché la "magia" ha reso la produzione agricola molto più ricca, la sovrabbondanza fa calare i prezzi e serve meno manodopera nei campi ecc...)

E in città cosa farà questa gente? O mangiano a sbafo alle spalle del governo (l'annona stile Roma imperiale?) o sono così disperati da arruolarsi per avere i pasti e la divisa (i poveracci hanno pur sempre la loro utilità con in mano un fucile e addosso un'elegante giubba con le code) oppure finiranno a lavorare in qualche mostruosa manifattura da 15 ore al giorno. :-)

C'è il gusto del Fantasy industriale, cittadino, che non rifiuta l'evoluzione, sguazza volentieri nel degrado urbano e si ispira alla tecnologia dell'Età del Vapore: quello che mi piace chiamare SteamFantasy e su cui farnetico da alcuni anni. ^__^

Prima possibile devo farlo il post sullo SteamFantasy, visto che l'unica paginetta che avevo messo nel 2003 ora è parecchio OLD e poco chiara (e visto che ho scoperto nuovi appassionati aderenti "amatoriali" d'oltreoceano che lo descrivono proprio come lo descrivo io).


====CITAZIONE NUTZA====
Domande: quali fattori incidono sull'evoluzione di una lingua? Confini geografici, istituzioni, società, politica, necessità pratiche...
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Per le lingue ti consiglio di partire come base dalle etnie dei popoli e dalle famiglie linguistiche. E di non scendere troppo nel dettaglio, giusto quanto basta per dare un sapore diverso ai nomi personali e delle città in base alle differenti lingue (o meglio, ai differenti gruppi linguistici).
Io ho fatto così, ispirandomi ai reali gruppi linguistici europei (visto che anche il resto è pesantemente ispirato alle nazioni europee mi faceva comodo anche conservare il "sapore psicologico" della resa dei nomi nelle varie lingue) e stando attento a rendere sensata la diffusione dei diversi ceppi (anche da noi le lingue romanze stanno tutte vicine -a parte il rumeno-, quelle slave sono tutte ammassate a est ecc...).

Non ammazzarti di dettagli nelle cose che il lettore "percepirà di meno", fai solo quanto basta per dare sapore alle storie.

Concentra le energie nel rendere interessanti le storie in sé, NON spendere cinque anni nell'inventare una nuova lingua elfica priva di vocali e, giubilo e festa!, con le consonanti "click" come le lingue khoisan: sarebbero in pochi ad apprezzare lo sforzo.
^___^

Nutza ha detto...

@ Bruno:

Sono d'accordo su quanto dici circa l'importanza della cultura generale. E' proprio questo che serve: non me ne farei nulla di discorsi approfonditi su linguistica o strategie belliche. Però come si acquisisce una cultura generale? Questo dipende strettamente dal soggetto, dai suoi interessi, dai suoi studi, perfino dal contesto in cui si vive.

Avevo già visitato il tuo blog e l'avevo trovato interessante. Lo aggiungerò ai miei link.

@ Gamberetta:

Il discorso sull'ambientazione medievale ti può sembrare anomalo perchè non ho scritto in nessun post, finora, di cosa parla ciò che voglio scrivere. Hai ragione quando dici che a monte di tutto ci deve essere un'idea; ed io le idee le ho, le ho avute ancora prima di pensare a qualsiasi ambientazione. E' stato proprio sotto la spinta delle idee che scrissi la prima stesura del mio romanzo. Ma avevo errato perchè non avevo minimamente pensato all'ambientazione, dunque il risultato non era granchè. Allora feci un passo indietro, con l'intenzione di dare uno sfondo credibile alla storia che volevo raccontare. Dunque io ho una storia pronta da un pezzo; è sull'ambientazione che lavoro da quasi un anno, e tutti i miei dubbi concernono proprio questa.
Ti faccio un esempio per chiarire perchè sento il bisogno di leggere qualche testo sul Medioevo: poniamo che voglio che una scena importante della mia storia si svolga durante una cena. Nessuno mi obbliga a fornire al lettore anche il menù delle varie portate, ma può capitare che io debba accennare al buon profumo di un piatto avvertito da un personaggio. Ecco, in quel caso non posso essere vaga. Devo specificare di che piatto si tratta per dare l'idea del profumo in questione. E per specificare di che piatto si tratta - visto che ho scelto un'ambientazione medievale - devo sapere cosa si mangiava nel Medioevo. Ora, una persona con una cultura generale, come ha detto Bruno, forse saprebbe già di cosa parlare. Ma io, invece, ho bisogno di andarmi a cercare questo particolare in qualche testo o almeno fare una ricerca su internet del tipo: cosa si mangiava nel Medioevo. Se scrivo che tizio sente il profumo di tiramisù o beve coca-cola sono veramente fuori strada e tradirò l'ambientazione scelta.

Nutza ha detto...

@ Carraronan:

Apprezzo il tuo tentativo di mostrarmi altre vie oltre a quella del Medioevo, ma in generale a me purtroppo la Storia non fa impazzire, dunque per me è già uno sforzo fare una ricerca storica. Diciamo che scegliendo il Medioevo scelgo il male minore, perchè almeno i fantasy che ho letto finora hanno quest'ambientazione e si tratta dunque di qualcosa con cui ho una minima dimestichezza.

Sulla questione della lingua credo che o impazzirò, o lascerò perdere oppure cercherò una soluzione equilibrata quanto basta da non stonare con l'ambientazione e la storia. Sinceramente non ho voglia di mettermi a stilare regole grammaticali e fonetiche...

Con tutto questo ricercare, studiare e approfondire finisce che si perde di vista la storia e soprattutto il piacere dello scrivere. In ogni caso non desisto dal voler leggere qualcosa sul Medioevo perchè infondo tra tutti i periodi storici è quello che mi affascina di più.

Gamberetta ha detto...

@Nutza. La soluzione qui però è molto semplice: ambienta la storia ai giorni nostri. Lo stesso è probabile che dovrai documentarti su diversi aspetti, ma almeno quello che la gente mangia lo sai. Non è che sarebbe meno fantasy, e in più il fatto che hai una conoscenza particolareggiata dell’ambientazione renderebbe la storia subito più verosimile.
È dura riuscire a dimostrare dimestichezza e naturalezza riguardo a un ambiente che non si conosce, e che tra l’altro non si ha neanche particolare voglia di conoscere.
Puoi anche mescolare: tenere l’ambientazione contemporanea con solo quei cambiamenti indispensabili. Vuoi per forza che ci sia un Regno? Il referendum del ’46 l’ha vinto la monarchia. È richiesto un minimo di ricerca e qualche aggiustamento ma è molto più semplice trasformare l’Italia in monarchia che rifare il reame da zero.

Non c’è niente né d’intrinsecamente fantasy né di intrinsecamente affascinante nel medioevo, e in un più è un’ambientazione abusata. Comunque auguri.

Carraronan ha detto...

====CITAZIONE GAMBERETTA====
Vuoi per forza che ci sia un Regno? Il referendum del ’46 l’ha vinto la monarchia.
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^________________^
Questo è parlare bene!
Viva il Re!

Nutza ha detto...

@ Gamberetta:

Il tuo ragionamento fila e sono d'accordo sulla non assoluta necessità dell'ambientazione medievale per un fantasy. Ma non voglio rinunciare a scrivere un fantasy ad ambientazione medievale solo perchè non conosco bene il periodo storico: posso sempre rimediare leggendo qualche testo, impegnandomi e studiando. Non leggerò certo dieci o mille testi, ma un paio non sono la fine del mondo. Mi serve quel minimo che mi basti a non scrivere cavolate (cavolate sull'uso di certe armi ad esempio, su quanta forza necessita l'arco piuttosto che la spada ecc.). Poi la bravura e l'originalità stanno, secondo me, nel sapere piegare a proprio piacimento quegli aspetti che si sono appresi grazie alla documentazione. Nessuno m'impone di vestire i miei personaggi per forza in stile medievale; potranno vestire alla romana o alla greca, o in un nuovo tutto nuovo da inventare, perchè no? Allo stesso tempo nessuno mi vieta di ipotizzare che nel mio mondo esista una pianta dalla quale è possibile estrarre una sostanza che faccia lo stesso effetto dell'odierna pillola contraccettiva, e che quindi nel mio mondo esistano metodi anticoncezionali nonostante il livello di progresso della medicina sia pari a quello medievale.

Alla fine si tratta di gusti: non voglio usare un'ambientazione contemporanea perchè a me piace leggere e scrivere storie "evasive" (ma non per questo senza rimandi alla nostra realtà). Una storia ambientata ai giorni nostri secondo il mio gusto personale perde d'ogni attrattiva.

Parao ha detto...

Carraronan è un pozzo di cultura storica, a quanto pare, e di conseguenza riesce a essere molto convincente nei suoi voli di fantasia alternativi alla "solita sbobba" in chiave medievale.
A proposito, Carraronan, ma China Mieville lo si considera SteamFantasy? O, se non lo è, ci sono autori che già lo scrivono? Mi hai molto incuriosito; così, su due piedi, credo mi piacerebbe molto leggere qualcosa con una simile ambientazione.

Resto però dell'idea che si stia esagerando. Se è vero che più si sa, meglio è, è altrettanto vero che approcciarsi così al Fantasy significa travisare un po' il suo fine (che non è fantasticare senza regole, sottolineo).
Come ha scritto Gamberetta, ciò che conta è la storia e che soltanto in seconda battuta sarebbe bene che fosse supportata da un'ambientazione credibile. Di più, io dico che prima della storia viene il senso del romanzo, ciò che si vuole trasmettere e si tenterà di trasmettere al lettore (che necessariamente dovrà essere trasmesso in modo implicito, tra le righe). Il world-building è molto divertente, come dice Carraronan, ma se prende il sopravvento su altri aspetti della letteratura, che sono svariati e profondi, allora non ci siamo proprio. Sia chiaro, quando io parlo di Fantasy e di romanzi, penso soltanto a romanzi di spessore: non me ne frega un benemerito delle schiere di testi d'intrattenimento, nemmeno se scritti come narrativa comanda. A me interessa la letteratura e il tentativo di produrla.
In questo senso, la cultura generale è importante.

La mia impressione, quando leggo certi "estremismi" (Carraronan, sei un'estremista! ;), è che si voglia per forza dalla Fantasy qualcosa per cui non è nata (intendo dire che la ricerca ossessiva dell'incoerenza interna porterà sempre a critiche negative, salvo in rarissimi casi; ma rari davvero al mondo). Nulla di male il volerlo e l'averlo incontrato in alcuni grandi autori. Ciò non significa, però, che tutti si debba creare un mondo nuovo con lo stesso livello di dettaglio di Robert Jordan.
L'onestà intellettuale è la prima cosa per uno scrittore. E' la strada che porta a molte altre cose, una delle quali è conoscere i propri limiti e non sopravvalutarsi.
Di conseguenza si giunge al buonsenso, che serve a sfruttare la propria (limitata) cultura generale quando si stende il testo.
Il buonsenso instrada verso l'assoluta coerenza interna e verso il possibile, che uniti danno risultati credibili e godibili.
Ribadisco, si può usare un mattone forato nel proprio mondo medievale, non il calcestruzzo armato. L'importante è che vi sia una ragione plausibile per la sua invenzione e che le genti abbiano la tecnica per produrli.
E, mi sento di aggiungere un'ultima cosa, sarebbe bene che le variazioni sul tema storico introdotte nella nostra ambientazione non abbiano quasi mai spiegazioni magiche: è troppo comodo (a meno che non s'inventi un mondo in cui la Magia sia diffusa in ogni classe della società: cosa che, a ben vedere, non ho ancora visto fare del tutto).

Carraronan ha detto...

===CITAZIONE PARAO=====
A proposito, Carraronan, ma China Mieville lo si considera SteamFantasy? O, se non lo è, ci sono autori che già lo scrivono? Mi hai molto incuriosito; così, su due piedi, credo mi piacerebbe molto leggere qualcosa con una simile ambientazione.
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Mieville mi risulta venga classificato (con l'approvazione dell'autore stesso) come New Weird.
Sfortunatamente non ho ancora potuto leggere "Perdido Street Station" (ho il pdf, ma non posseggo un lettore ebook portatile e al monitor non leggo benissimo... dovrei procurarmelo in biblioteca, ma quando ho provato a luglio in un posto dove doveva esserci non l'ho trovato, sigh), per cui non posso dire nulla.
Però, se anche fosse SteamFantasy (o Steam fantasy come dicono altri), questo sarebbe solo un tassello del mosaico complessivo che lo rende New Weird.

D'altronde il New Weird è mischiare, superare i generi... quindi si può fare in molti modi diversi.
Forse anche certe idee che ho io non sono "puro" SteamFantasy, ma si potrebbero catalogare come SteamFantasy Historic Bizarro Elfpunk Horror... ma dopo un po' si scade nel ridicolo, lol, a furia di sommare etichette. ^___^

Arrivati a un certo punto non resta che scegliere l'etichetta preferita che descrive al meglio qualche aspetto desiderato e appiccicarsela sulla nuca: New Weird ha la comodità che è "vaga", ma è anche evocativa e va di moda.

(Elfpunk, nato come costola dall'Urban Fantasy, è il genere in cui rientra "Cuore d'Acciaio" di Swanwick, per ammissione stessa dell'autore, ovvero un genere in cui le creature fatate sono sradicate dal mondo rurale e buttate a vivere nel mondo cittadino moderno e industrializzato... ma se "Cuore d'Acciaio" lo si fosse definito New Weird sarebbe andato bene lo stesso!)

Mi piacerebbe iniziare a leggere romanzi del genere Bizarro Fiction, come "The Baby Jesus Butt Plug", "War Slut", "Adolf in Wonderland" o "Satan Burger" di Carlton Mellick III.
Conoscevo già "di vista" il genere, ma solo oggi ho esplorato il sito di Mellick e dalle descrizioni delle opere mi sembra un Genio.

CARLTON MELLICK III writes trashy squishy child-like novels set in surreal fantasy versions of consumer America, with an emphasis on nightmarish absurdities, punk perversions, and social satire.

Credo di essermi innamorato a prima vista di Mellick. ^___^

Di autori SteamFantasy pubblicati non conosco nessuno, perlomeno nessuno che gridi al mondo "Hey, sono steamfantasy! Hey, guardate, so essere steamfantasy anche senza le mani!!!", ma c'è tra i non pubblicati il tizio di Mythania (che mi piace per come descrive lo SteamFantasy, che seppure in modo molto sintetico dice proprio quello che direi io per distinguerlo dal semplice Steampunk) che è un pazzo che si vanta di aver prodotto 500 pagine di materiale sull'ambientazione. Quindi lo stimo molto per questo. ^_^

Forse un giorno lo pubblicheranno, ma io dubito: da quello che scrive sembra un tizio piuttosto permaloso e depresso, che si lagna del mercato editoriale che non capisce l'innovazione dello steamfantasy e bla-bla-bla... insomma, si piange un po' troppo addosso e non fa piacere leggere queste cose. :-(

Ho letto un suo racconto, pubblicato sul sito Mythania, e non solo non mi era parso affatto SteamFantasy (il che non è una bella cosa per un autore che si vanta di essere un alfiere del nuovo genere!), ma era pure poco scorrevole e pieno zeppo di infodump. Uno schifo, in sintesi.

Non mi stupisco che il suo "genio creativo" sia stato accolto con freddezza dai "malvagi e avidi" editori statunitensi (che più o meno è come li ritrae quel tizio là).
Io lo avrei cestinato con un testo simile. Ma io sono un bastardo e forse non faccio testo. ^__^

====CITAZIONE PARAO=====
Carraronan, sei un'estremista! ;)
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E' vero. (E sono anche un monarchico reazionario filotedesco militarista massone e colonialista! LOL!)

Nella mia mania del worldbuilding pseudo-storico arrivo a livelli ben oltre ciò che è igienico fare. Ma io mi diverto così e, alla fin fine, non pretendo la stessa cosa da nessun altro autore (mi basta che ci sia buon senso, un pochino di studio degli elementi chiave e un'infarinatura generale su ciò che non si è approfondito a fondo).

Uno dei motivi per cui ho pubblicato la serie di articoli sulle armi da fuoco antiche e sui test di penetrazione per la armature contro freccia/lama/proiettile è stato proprio quello di condividere con gli altri del materiale difficile da ottenere senza parecchio studio specifico.

Così un autore amatoriale di fantasy (o di steamfantasy, sperando il genere cresca) invece di ammazzarsi tra noiosi articoli e libri di oplologia (una cosa improponibile per molti) può leggersi le mie guide sintetiche e ritenersi "piuttosto soddisfatto".

Continuerò su questa strada con articoli sulle spade, nuovi aggiornamenti per le armature (ho trovato i test del dottorato di un tizia inglese sulle armature del XVII secolo che sono eccezionali!) e altro ancora.
Bisogna condividere con gli altri quel che si sa, è un imperativo morale!
^___^

Nutza ha detto...

@ Parao:

"Di più, io dico che prima della storia viene il senso del romanzo, ciò che si vuole trasmettere e si tenterà di trasmettere al lettore (che necessariamente dovrà essere trasmesso in modo implicito, tra le righe)."

Anche su questo sono d'accordo. E anche qui io mi cruccio, perchè a me accade che le idee per ciò che voglio scrivere non nascono da un senso che io a priori dovrei/vorrei infondere nell'opera, bensì nascono da scene che appaiono nella mia mente come lampi inaspettati. Anche per questo ho trovato qualche difficoltà a stendere una trama omogenea (e ancora non ho finito): dovevo/devo far combaciare tra loro i vari pezzi/scene del puzzle/romanzo, dando loro un senso, e dando un senso complessivo al romanzo stesso. A questo proprosito mi chiedevo: un'opera deve per forza contenere un messaggio? O meglio: secondo me, non c'è opera che, volontariamente o involontariamente, non contenga un "messaggio", poichè l'autore vi riversa per forza qualcosa di sè. Ma è importante che sia proprio nelle intenzioni dell'autore l'infondere nel proprio scritto un messaggio? L'unica cosa che, attualmente, vorrei comunicare io con un mio scritto sarebbe una semplice "fotografia della realtà": niente buonismi, niente inni all'amicizia o all'amore eterno, niente messaggi moralistici; la realtà nuda e cruda. Un romanzo che contenga solo questo che valore ha?

@ Carraronan:

Mi salverò in un comodo pdf i tuoi vari articoli su armi e armature, così posso leggerli con calma e magari scoprire che mi sono più che sufficienti :-) Tu rendi un grande servizio ai tanti giovani aspiranti scrittori!

Bruno ha detto...

Già, un'opera deve per forza contenere un messaggio? Buona domanda.

Da una parte credo fermamente che sia legittimo scrivere per creare puro e semplice intrattenimento. I Moschettieri di Dumas dubito che volessero essere nulla di più, eppure li si ricorda ancora adesso. D'altra parte chi scrive riversa per forza qualcosa di significativo nell'opera, come dici tu.
A me è capitato di scrivere una storia che voleva essere puro intrattenimento, ma alla fine a vari livelli vi ho ritrovato spunti su politica, società, problemi di razza, questioni filosofiche e tante altre cose, ma personalmente avrei una gran pudicizia a dichiarare che "ho voluto affrontare questi grandi temi" (la mia pudicizia comunque non è messa alla prova, visto che le case editrici non mi rispondono...).

Analizzando ciò che si vuol raccontare, in verità è facile scoprire che, pur non essendosene accorti, si ha davvero un messaggio inconscio da trasmettere. Ma potrebbe anche darsi di no, che si voglia scrivere per un altro motivo.

Io credo che se un autore vuole trasmettere un messaggio ben venga, se la sua opera può diventare spunto per sfoggiare un'erudizione come quella di Carraronan per gli aspetti militari di una certa epoca va benissimo, ma alla fine bisogna anche essere fedeli all'impulso che ci ha detto una mattina: mi viene voglia di scrivere un libro. Soprattutto al primo tentativo, credo che sia legittimo limitarsi a ciò di cui si desidera parlare.

Nutza ha detto...

Appunto, quand'anche ci si proponesse di scrivere per puro intrattenimento non si potrebbe evitare di mettere qualcosa di sè nello scritto. Allora forse la domanda stessa - se un'opera debba per forza contenere un messaggio - non sussiste. Bisogna chiedersi semmai - come ho già fatto - se è importante che un autore scriva con l'intento di inserire un preciso messaggio nell'opera. Io credo che ciò sia irrilevante: un'opera è grandiosa al di là del messaggio che porta; è la storia che conquista, con i suoi svolgimenti e colpi di scena, non il lieto fine moraleggiante. Certo, se poi si ha una storia accattivante e che inoltre comunica qualcosa di moralmente edificante ben venga.

Quoto quanto dice Bruno: "[...] alla fine bisogna anche essere fedeli all'impulso che ci ha detto una mattina: mi viene voglia di scrivere un libro. Soprattutto al primo tentativo, credo che sia legittimo limitarsi a ciò di cui si desidera parlare."

Parao ha detto...

Tanto per chiarirmi: io non ho parlato di "finale moraleggiante", ma di "senso del romanzo". Due cose tanto diverse quanto quasi opposte. La prima è un colpo di coda (mal assestato, per quanto mi riguarda: non sopporto i finali ad effetto fini a se stessi), la seconda un velo quasi invisibile e quasi impalpabile che avvolge l'intera storia.

Ma sarò io che sono così: a me viene in mente prima il senso, poi di conseguenza vengono le idee e soltanto poi viene tutto il resto (personaggi, ambientazione, trama - con alcune eccezioni).
Per spiegare cosa intendo per "senso" - è un po' nebuloso, infatti - il senso è una riflessione su un argomento o su un contesto che coinvolge più argomenti. Poi, uno scrittore ha il dovere di evitare di stendere il testo in modo moraleggiante - quanto più può. Non sempre vi si riesce, l'equilibrio perfetto tra senso e narrazione è delicatissimo. A volte basta una frase fuori posto a far pensare al lettore che tu, autore (creatore), stai giudicando le tue creature. E uno scrittore non deve mai giudicare le sue creature, ma seguirle da vicino, senza interferire.

Nutza ha detto...

Scusami, Parao, credo di aver travisato il discorso portandolo su un altro punto - quello del finale moraleggiante - che non c'entrava con quanto tu dicevi circa il "senso" del romanzo. Quello a cui io mi riferivo era ciò di cui si era discusso, tempo fa, in una riflessione sul tuo blog (qui; e qui sul mio blog), ovvero la pietà a buon mercato.

Il mio intervento era forse un po' off-topic e fuorviante rispetto a questa sede. Comunque credo di capire cosa intendi quando parli di senso di un romanzo: è una cosa sottile, che ha a che fare col messaggio espresso dall'opera ma non si esaurisce tutta lì; mi verrebbe da definire il senso come il colore di un romanzo. Un colore lo vedi e lo percepisci come tale, e basta; non potresti descrivere un colore a un cieco. I colori non si possono definire; lo stesso vale per la definizione di senso di un'opera, che è abbastanza sfuggevole.

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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